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"Sono tre gli stati mentali che mi interessano", disse Amanda. "E sono: primo, l'amnesia; secondo, l'euforia; terzo, l'estasi. Amnesia è non sapere chi sei e desiderare disperatamente di scoprirlo. Euforia è non sapere chi sei e infischiartene. Estasi è non sapere esattamente chi sei... e infischiartene ugualmente".
Tom Robbins, "Uno zoo lungo la strada" |
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10 marzo 2007
30
tanti auguri a me tanti auguri a me tanti auguri ad anna tanti auguri a meeee
| inviato da il 10/3/2007 alle 11:9 | |
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3 marzo 2007
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Quand’ero piccola spesso facevo un gioco. In realtà non era propriamente un gioco. Era più un modo per passare il tempo. Ed era piacevole anche. Molto piacevole, piacevole come quando stai per prendere sonno, come guardare la linea di una penna che scrive o disegna. Piacevole come l’immagine inaspettata di te che ti piaci in una vetrina - e bada bene di accontentarti - perché al secondo sguardo sarai sempre meno soddisfatto. Piacevole come la spossatezza dopo l’amore, come il profumo di casa nell’infanzia. Mi piaceva prendere un figlio bianco. Tirare una linea verticale e scrivere l’anno e la mia età e poi avanzare di 5 anni per volta. A destra scrivevo l’età dei miei genitori. Sotto, le cose che avrei voluto fare. Una sorta di tavola pitagorica della vita, o meglio quello che allora mi pareva dovesse e potesse esser la vita. Le tappe fondamentali erano il 2000, i 30 anni i 40 e così via. Dentro questo schema si muovevano matrimonio figli lavori etc.
Il prossimo sabato compirò 30 anni e non è tempo di bilanci, non ne ho voglia, ma di rilanci. Tante sono le cose, le emozioni e situazioni che non ho vissuto. Adesso però mi viene in mente che non ho mai pattinato sul ghiaccio.
Se penso a tutto quello che è stato, mi sembra che le uniche domande serie siano… riuscirò ad essere fedele a me stessa? ad essere amata per quella che sono e ad amare se sono questa che sono?
| inviato da il 3/3/2007 alle 14:25 | |
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18 febbraio 2007
CHI?
Ci sono cose che non si dimenticano.
tu si. non sei una di queste.
Non è meraviglioso amore mio?
non ci sei già più.
1 litro di latte
1/2 kg di biscotti artigianali
miele
2 bistecche
patate
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soya
yougurt
cereali
succo d'arancia
tagliatelle
gelato al cioccolato
MA SOPRATUTTO PERCHè SI DICE "BLù DI PRUSSIA"???
| inviato da il 18/2/2007 alle 20:12 | |
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8 febbraio 2007

| inviato da il 8/2/2007 alle 19:34 | |
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8 febbraio 2007
ELETTROSHOCK
 La terapia elettroconvulsivante (TEC), più comunemente nota come elettroshock, è una tecnica terapeutica, basata sull'induzione di convulsioni nel paziente successivamente al passaggio di una corrente elettrica attraverso il cervello.
I principali effetti collaterali sono confusione e perdita della memoria degli eventi prossimi al periodo del trattamento. Entrambi gli effetti scompaiono generalmente nell'arco di un'ora dal risveglio. Gli effetti persistenti sulla memoria sono variabili. Tipicamente, si può avere una parziale perdita di memoria per gli eventi accaduti nel periodo delle sessioni terapeutiche e nei sei mesi precedenti, con difficoltà a memorizzare nuove informazioni per un periodo di due mesi dopo il trattamento.
| inviato da il 8/2/2007 alle 15:12 | |
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2 febbraio 2007
fine delle trasmissioni
Scrivo perché ho il bisogno di dire delle cose e perché so per esperienza che non me ne darai l’occasione. Non è un test, non ho domande e non voglio risposte. L’ultimo episodio mi ha colpito ma anche fatto pensare. Ti dissi che non capivo quello che ti passava per la testa ed è ancora vero oggi. Mi rispondesti di esserti dimenticato. Non credo sia del tutto vero, ma mi ha ferito ugualmente. Penso banalmente che tu non lo volessi. I motivi non voglio indagarli perché non voglio scandagliare le tue personali miserie né mortificarmi inutilmente. Io non ti voglio… quello che mi fai vedere non mi piace. Non voglio una persona che non riesce a dare un valore alle persone, che non riesce a dare un nome alle cose, fosse anche al proprio disinteresse. Detto questo, c’è qualcosa in te che mi ha colpito, ma non so più dire quando e cosa, però aggiungo che mi pare di ricordare, qualunque cosa fosse, era bello.
Non rabbia, non risentimento in queste righe, piuttosto, leggi la difficoltà di parlarti, la distanza che hai messo, la tua stupidità, la tua inadeguatezza. Il mio distacco.
| inviato da il 2/2/2007 alle 9:34 | |
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19 dicembre 2006
I'm having a nervous wreck
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| inviato da il 19/12/2006 alle 17:2 | |
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30 novembre 2006
ANDATE A VEDERE QUESTO FILM
 Soggetto, sceneggiatura e Regia di Giuseppe Tornatore
Tornatore è uno di quei registi che ti prende per mano, ti accompagna alla poltrona, si assicura che tu sia comodo e ti spinge a seguirlo, a seguire la sua visione per tutto il film. Tornatore è uno dei pochi in Italia che sa raccontare una storia, e che se ne assume la responsabilità. Nell’epoca della generazione dei giovani (giovani?) e talentosi registi italiani (Sorrentino, Garrone, Marra, Crialese...) che preferiscono mostrare, più che esercitare il vecchio metodo della fabulazione, questo film va visto! La differenza sostanziale, al di là dei temi, è quella che c’è fra una sacher torte e 250 g di burro, 250 di cioccolato fondente a pezzettoni, 4 rossi d’uovo....alimenti ottimi anche singolarmente per carità...ma vuoi mettere con la Sacher torte??? Ad ogni modo questo film è tanto, è pieno zeppo di cose, suggestioni, flashback, ricordi, rimandi, presagi...è un film denso, pure troppo. Ma viva dio...
| inviato da il 30/11/2006 alle 9:57 | |
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29 novembre 2006
 YOU ARE HERE 
| inviato da il 29/11/2006 alle 11:28 | |
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7 novembre 2006
Tabula Rasa
Pubblico questa intervista rilasciata da Giovanni Lindo Ferretti e firmata da Antonio Socci.
Non la commento perchè credo che la follia sia incommentabile.
La pena di un essere umano che attraversa la dittatura delle fedi più oltranzistiche del secolo: il cattolicesimo e il comunismo.
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Dalla musica punk filosovietica a papa Ratzinger, storia di un figlio del Sessantotto che ha cambiato idea su (quasi) tutto. E per settembre è attesa la sua autobiografia REGGIO EMILIA Sulla scrivania
di Giovanni Lindo Ferretti c'è un piccolo leggio di legno con un libro antico, del 1813. è una raccolta di sermoni di Alfonso Maria De Liguori, un sacerdote del XIX secolo. Ferretti lo tiene aperto sulla
predica che condanna l'ira: "Mi serve soprattutto quando penso alla politica.
Dopo aver visto D'Alema a braccetto con l'hezbollah, per esempio, ho dovuto leggerlo
avidamente". Giovanni Lindo Ferretti era la voce dei Cccp. Il gruppo filosovietico che sotto la sua guida ha portato in italia la musica punk "emilianizzandola" e "comunistizzandola" [con buona pace
dei Clash, n.d. emi.] ("Voglio rifugiarmi sotto il Patto di Varsavia, voglio un piano
quinquennale, la stabilità", recita un testo dei Cccp). "Non rinnego i miei errori" Oggi, abbandonati Repubblica e Il Manifesto, è abbonato all'Osservatore Romano. Vive nella casa di famiglia in un paese che non arriva a 100 anime, sull'Appennino emiliano a pochi chilometri dalla Toscana. Studia, canta, scrive. (A settembre Mondadori pubblica il suo autobiografico "Reduce"). E legge. Soprattutto Ratzinger: "Credo di aver letto tutto quello che ha pubblicato, tolti i testi più "tecnici". Mi ero stufato, qualche anno fa di leggerne su Repubblica tutto il male possibile. Sono andato in libreria e ho chiesto se questo
Ratzinger avesse scritto qualcosa. Mi hanno indicato una pila di libri. Da lì ho scoperto un genio prima che diventasse Papa". E poi Simone Weil, Hannah Arendt, Don Giussani, Dante. A 53 anni Ferretti continua a "campare di parole". Vincendo la sua ritrosia per i giornalisti, a Libero
racconta un pezzetto del suo cammino, che l'ha portato da "Spara Yuri" agli inni alla Madonna,rintracciati e rielaborati pescandoli dalle tradizioni popolari di mezza Italia. "Certo, sono cambiato, ma per me è stato consequenziale. Sono stato educato da mia nonna e dai miei
genitori, da cattolico. Ma sono stato anche figlio del Sessantotto e ho volontariamente aderito al comunismo, questa pestilenza dell'animo che si è rubata i figli migliori delle nostre famiglie. In un certo senso, sono tornato a casa. Ma non sopporto l'idea di essere anticomunista con lo stesso
livore stupido di come sono stato ateo e bestemmiatore per anni. Voglio un po' più di
dignità". La 'conversione' dell'uomo che cantava (e canta ancora) "Emilia Paranoica" non è improvvisa.Nessuna caduta da cavallo. "Negli anni novanta mi interessava moltissimo L'islam. Letragedie dell'Algeria e della Jugoslavia mi hanno portato ad avvicinarmi a questo
mondo. Ma la concezione della donna di quel mondo mi ha fatto capire che
non faceva per me. Sono passato dal confucianesimo, dal buddismo. Ho
capito che per anni avevo convissuto con pensieri insignificanti rispetto alla
comprensione del mondo. Aveva ragione Wojtyla: anche per me è stato un male
necessario. E qui ho riscoperto il cristianesimo". Semplice come le preghiere che gli aveva insegnato la nonna, affascinante come il pensiero di Ratzinger, che ha colpito Ferretti "per il richiamo che fa
all'esigenza dell'attaccamento alla tradizione musicale. In chiesa sento certi
canti...". I cliché del convertito, però, su Ferretti non
fanno presa. "Se c'è da cantare "Fedeli alla linea" la canto. Non abiuro i
miei errori, sarebbe troppo comodo. La mia storia è questa e chi mi
ascolta oggi la conosce benissimo. Del resto, le cose non sono mai scontate. Al tempo dei Cccp un ragazzo, fan sfegatato, insiste per offrirmi un caffè e mi dice sottovoce di essere un missino. Uno choc! Ne ho conosciuto un altro, entrato in un convento monastico, che ha chiesto al suo
superiore di portarsi in cella "Affinità e divergente tra il compagno Togliatti e noi (uno dei dischi più noti dei Cccp, ndr). Quando ho fatto una canzone su Sarajevo attaccando il pacifismo, c'è chi l'ha usata come inno pacifista. IO offro la sincerità del mio percorso, del resto mi importa poco". E i fan "traditi"? C'è già qualcuno che ha provveduto a scomunicarlo, quando l'estate scorsa ha fatto sapere di condividere la posizione della Cei sul referendum di bioetica. Altri lo accusano di
opportunismo. Lui non se la prende, parla con rispetto degli ex compagni di band ("Ma oggi siamo su mondi diversi"). I Cccp sono diventati Csi (Consorzio Suonatori Indipendenti) dopo la caduta del Muro, poi Pgr (Per Grazia Ricevuta). Neocon e Dossetti a braccetto Oggi Ferretti
lavora soprattutto sulla musica sperimentale e sacra. Tiene letture di Dante. È probabilmente l'unico neoconservatore dossettiano del panorama mondiale: "il pensiero neocon mi ha stupito e interessato. Si definiscono liberal assaliti dalla realtà o comunisti venuti dal freddo: e io mi ci ritrovo benissimo.
Per mezzo mondo oggi "neocon2 è un insulto, così come lo è "dossettiano" per l'altra metà. Ma Dossetti qui da noi è stato un baluardo dei cattolici contro i comunisti per tanti anni. Per me è un santo, un santo che non capiva niente di politica". E la politica è la cosa che fa più
arrabbiare Ferretti oggi. A un tiro di schioppo dal suo paese c'è quello dove Sandro Bondi fu sindaco del Pci. Oggi ce l'ha con la sinistra, piena di "comunisti stemperati" che "fanno i liberali ma non lo sono". Per lui votare centrodestra alle ultime elezioni è stata "una rivoluzione"
che l'ha divertito parecchio. Entrando nella sua stanza c'è una bandiera di Israele attaccata a una trave. Venticinque anni o giù di lì cantava "Bombardieri su Beirut". I bombardieri adesso ci sono di
nuovo e lui soffre per la "perdita di senso della realtà" dei governanti italiani, per D'Alema e per l'Onu. Mentre si accende e fuma una delle 50 sigarette quotidiane (dopo che gli è stato asportato un cancro al
polmone) Ferretti parla di dolore: "Nella mia vita l'ho conosciuto.
Sono stato operato sette volte, ho avuto malattie gravi. Il nostro mondo ha prima abolito la morte, nascondendola ai bambini, confinandola più lontano possibile, abolendo le veglie, i funerali. Adesso cerca di abolire il dolore: ma è un atto di una violenza terribile, la stessa che portava il
comunismo a voler costruire il paradiso in terra. Avvicinandosi all'inferno". In pellegrinaggio a cavallo Una delle canzoni più riuscite e amate dei Cccp è un inno nichilista, "Io sto bene": ""non studio non lavoro non guardo la TV / non vado al cinema non faccio sport". Ferretti ha cambiato solo le prime due cose (per esempio, non sa nulla della musica leggera contemporanea degli ultimi 10 anni) ma le ha cambiate del tutto. Di sera va a dar da mangiare e a strigliare i suoi quattro amatissimi cavalli. Li
deve ferrare e tirare a lucido perchè questo weekend andrà con gli amici, in sella, in pellegrinaggio alla Madonna della Guardia, sui colli toscani. I vecchi del paese arriveranno in pullman.
Antonio Socci
| inviato da il 7/11/2006 alle 16:45 | |
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27 settembre 2006
IL MARINAIO SPIEGO' LE VELE AL VENTO ...
...MA IL VENTO NON CAPI'
| inviato da il 27/9/2006 alle 13:1 | |
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20 settembre 2006
LA CASA DEI SENTIMENTI DISTRUTTA
Oggi sono terremotata
guardo le mie macerie e non so come sia potuto succedere Mi sforzo inutilmente, senza forza e compassione, di ricordare l'istante in cui tutto ha cominciato a cedere all'abitudine e al non amore
La casa dei sentimenti distrutta
Come imprigionata o drogata, in piena sindrome demotivazionale, mi arrendo alla fatica, e le mie braccia non abbracciano.
Ieri ho comprato un letto, il mio letto.
| inviato da il 20/9/2006 alle 10:37 | |
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14 settembre 2006
bansky, london
...
| inviato da il 14/9/2006 alle 14:45 | |
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28 luglio 2006
to come to the point
Odio essere svegliata nel cuore della notte. Succede che ricordi esattamente quel che stavo sognando.
Avevo occhi grandi di bambina su un viso paffuto ancora non segnato dal vento e dalla siccità. Avevo cornee acquose come quelle dei vecchi e vedevo cose sconvolgenti con calma assoluta.
a good memory a good Luck...
| inviato da il 28/7/2006 alle 13:40 | |
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3 aprile 2006
LENTAMENTE
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, il colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti. Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità
Pablo Neruda
| inviato da il 3/4/2006 alle 10:27 | |
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12 febbraio 2006
ASSUEFAZIONI
Premettendo che molti fra quelli che oggi ci governano dovrebbero essere in galera... Non è che ci si abitua troppo facilmente al paradosso in questo paese?
| inviato da il 12/2/2006 alle 11:36 | |
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10 febbraio 2006
coniugazione di un sentimento (fra tanti)
L'amore è un sentimento sopravvalutato o quanto meno incompreso ai più.
verbo "amare" : affetto intenso, sentimento di profonda tenerezza o devozione: amore paterno, materno, fraterno, filiale; sentire, provare amore...
Singolare, maschile (interessante)
Tra le coniugazioni del verbo (ausiliare verbo avere...molto interessante) la mia preferita è la prima persona plurale del tempo passato del modo condizionale: AVREMMO AMATO
Non è commovente?
| inviato da il 10/2/2006 alle 22:41 | |
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28 gennaio 2006
bisogna uscire ed incidere nel reale
www.danieleluttazzi.it
| inviato da il 28/1/2006 alle 12:49 | |
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14 dicembre 2005
I paparazzingher.
In questi ultimi giorni molte sono state le notizie che mi hanno turbato, infastidito e fatta arrabbiare.
Ogni volta pensavo di poterci scrivere qualcosa su, ma ogni volta né arrivavano di altrettanto fastidiose. Finché il provvedimento dei bonus di mille euro a bebé ha colmato la misura già in difficoltà.
Voglio vivere in uno stato laico dove tutti i credi religiosi siano rispettati e tutelati.
Un paese dove Stato e Chiesa non si confondano.
Dove simboli religiosi e dibattiti politici riprendano i luoghi a loro deputati.
Vorrei non vedere continuamente preti, vescovi e cardinali interpellati su qualunque tema politico come se il loro parere e giudizio dovesse pesare sulle scelte di questo paese.
Vorrei che lo stato si impegnasse in una politica di servizi più che di incentivi pre - elettorali.
Vorrei che asilo nido gratuito, aiuti economici e in servizi fossero destinati alle famiglie che ne necessitano. Vorrei che un bebé non costasse 1000 euro.
Vorrei che per una volta i cattolici insorgessero su questo tipo di questioni.
Vorrei che non si perdesse tempo a ragionare se i gay possono entrare in seminario.
Vorrei leggere e vedere meno stronzate. Meno pornografia in tv.
Vorrei che questo paese non fosse diventato quello che negli ultimi 15 anni è diventato…un paese di cattolici grassi e ipocriti e di giornalisti del pettegolezzo.
Croce e gossip.
| inviato da il 14/12/2005 alle 16:15 | |
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23 novembre 2005
fremo
il pizzicore alle guance mi sveglia
dal torpore dell'adagio
fremo pensando al da farsi
vuoti come crateri
li ho circondati di neon luminosi nella notte
non cadrò
| inviato da il 23/11/2005 alle 10:29 | |
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8 novembre 2005
La merce invenduta piange
Io se fossi un pannolino avrei bisogno della merda di un Bambino per esistere Perché la merce invenduta piange E non capirei perché un bambino nella sua vita caga Migliaia di pannolini ma non me Che sono un pannolino normale come gli altri Con il mio codice a barre normale Sulla scatola. E se fossi uno di quei cosi con la neve e con padre Pio Penserei di essere meglio di un soprammobile di Giò Pomodoro perché Tutte le merci sono uguali di fronte a Dio E starei male a essere messo in vendita Alla stazione Centrale di Milano In un angolino della vetrina del tabaccaio Tra un cazzo finto e un portasigarette di plastica con lo Stemma del Milan Languendo Per giornate deriso Perché la merce invenduta piange.
Io conosco il dolore delle pile dei sacchi della spazzatura Nascosti dietro le scope Nel reparto casalinghi Del supermercato, sacchi della spazzatura Verdi un tempo imposti per la raccolta differenziata dal Comune e adesso Negletti e impolverati, decaduti Plastica più sola di un'anima a marcire (...) Io conosco il dolore della "gelatina per dolci Già detta colla di pesce" sommersa Sa bustine di lieviti Bertolini e sacchetti di zucchero in Scaglie per le guarnizioni Lo conosco e se io fossi lei mi chiederei perché Sono "gelatina per dolci già detta colla di pesce" E non, ad esempio, una fulgida appetitosa scatola Di mezzo chilo di mezze penne Barilla, di quelle che si vendono a migliaia nei supermercati di tutto il mondo. Io penserei questo tutto il giorno e continuerei a piangere Perché la merce invenduta piange E il suo dolore è tanto simile al nostro Biologico stare sul mercato fino a che c'è domanda Fino a che l'articolo che siamo non deperisce
Come un diplomato di 52 anni alla ricerca del primo lavoro Come un corridore automobilistico amputato Come una ragazza in Giappone Che a 25 anni nessuno l'ha sposata Sugli scaffali della vita raggelata miscela Leone scaduta nel reparto Caffè o sugo di cinghiale con l'etichettta scollata
Scatole di sale dietetico schiacciata
Da "Il cielo è sempre più blu", Aldo Nove
| inviato da il 8/11/2005 alle 17:36 | |
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4 novembre 2005
Litoranea
Arrivo a Salerno con diverse ore di ritardo. Il blù del cielo è incerto, come ancora imbronciato dalla notte appena trascorsa. Oltre la stazione, mi dirigo verso un bar dove fare colazione, in cerca del mare. Quello che mi colpisce degli esercizi commerciali del sud è il grande impiego di soldi rispetto al nord di questo paese. In questo bar dove sono seduta ad esempio, che non è neanche in centro, l’arredo all’aperto è in vimini e i tavoli, con tovaglie coordinate alle 2 grandi tenzo strutture, sono ricoperti di vetro smerigliato. Ho già bevuto il mio cappuccino e mangiato una brioche vuota ma decido di restare ancora un po’, e di scrivere questi miei pensieri al computer. Dovrei andare a casa, lì forse ci sarebbe mio fratello, e potrei intercettarlo prima del lavoro…ma evidentemente un viaggio notturno non è abbastanza per prepararsi mentalmente a tutto ciò.
La città comincia ad agitarsi, un allarme ulula incessante, mentre tutto intorno cresce il rumore di motorini autobus e auto. La luce è già cambiata. E’ incredibile come qui esploda inaspettatamente. Come tutta la bellezza di questo luogo, che si manifesta a chi sa coglierla inaspettatamente. Comincio ad emozionarmi e a godermi questo mio momento. Chiedo un altro caffè alla signora del bar mimandole attraverso la vetrata, per non alzarmi, mi sorride generosa e svelta.
Ora sto pensando alle persone che rivedrò, agli amici e a tutti gli altri con i quali dovrò parlare senza averne voglia, perchè io non son brava a raccontare. Non avrò molto tempo, dovrò in pochi giorni consegnare due lavori e questo è un fatto. Ho il cellulare scarico e sono contenta di non poter essere raggiungibile ora. Di non avere interferenze. Intanto arriva il mio caffè.
Cose da fare assolutamente nei prox giorni: Bere altro caffè
Quello che non riesco a fare è restar sola nella mia casa di famiglia. Non riesco neanche a preparare il pranzo domenicale, che mi ero impegnata a fare. Non so da dove cominciare, mi sembra ci siamo molto da fare e non mi riferisco solo alle stanze da riordinare. C’è molta confusione in queste stanze, di oggetti, pensieri, ricordi taciuti e menzogne urlate. E’ pazzesco come gran parte della nostra età adulta debba essere impiegata nella rielaborazione del proprio passato famigliare. Vorrei dimenticare questa casa, vorrei andare ancor più lontano e resettare tutti i miei ricordi. Ma quello che farò è vendere queste stanze troppo grandi e vuote, il giardino abbandonato, la cantina chiusa, ricavarci abbastanza per acquistarne un nuovo "luogo" più piccolo e funzionale all’incuria, all’assenza e a tutto ciò che sarà se vorrà.
Una volta uno mi ha detto che finché non sarò tutta intera agli altri non potrà che arrivare un’immagine frammentata di me.
Gran parte del tempo a mia disposizione qui, l'ho impiegato, come sempre, per immergermi completamente nella vita dei miei cari. Per non perdere il filo delle loro esistenze, vittorie, delusioni, progetti e ansie.
Ma mentre sono qui, su questo treno che sta lasciando la stazione di Firenze, penso che vorrei chiedere a queste persone delle cose.
Di che colore è la parete sulla quale apro gli occhi al mattino nella mia (non più nuova)stanza?
In cosa consiste esattamente il mio lavoro?
Le mie sabbie mobili?
| inviato da il 4/11/2005 alle 22:33 | |
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24 ottobre 2005
frammenti di un discorso amoroso...o discorso di un amore frammentato
Nel silenzio della stanza ancora piena dell'eco di una sua affermazione rivelatrice - me ne sto sdraiata a letto a pancia in giù con gli occhi sgranati e penso "ecco, questo è il momento per cogliere il senso della vita, per diventare una persona migliore". Mi concentro molto e lo guardo con intensità e gratitudine, l'aria è densa e carica di aspettative e io non ho nulla da dire, tossico, mi rigiro su un fianco, lui mi guarda sospeso e io penso, penso fortissimo. Le lettere si muovono da direzioni opposte e convergono tutte al centro, le vedo come in una danza prendere posto una dietro l'altra. Inumidisco gli occhi e tempoereggio, restituendo a lui un sorriso tenero. Davanti ai miei occhi una frase, la metto a fuoco, sto per leggerla e dirla a lui che con la bocca socchiusa e lo sguardo paziente mi guarda.
E...Cos'è questo rumore? cioè sento come un rumore...un ticchettio. Cosa può essere? insomma mi distrae e io stavo per dere qualcosa e tu ti aspetti che dica qualcosa e allora non riesco a concentrarmi e intanto tu hai smesso di aspettare e con tono intimo mi dici cose che io non sento. perchè c'è questo rumore e io non riesco a non pensare a questo ticchettio... Ma da dove viene? Mi guardo intorno, mentre il suono cresce, cresce e io non ti sento più e abbasso lo sguardo in direzione dei tuoi piedi ..è da lì che viene... si! Mi sembra sia proprio lì...Ma Perchè, perchè lo stai facendo? Perchè batti ritmicamente l'unghia del tuo alluce contro la trave di legno del letto? Perchè?
| inviato da il 24/10/2005 alle 1:50 | |
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18 ottobre 2005
“Essere pronto”
"Non trovarsi lungo la traiettoria dei fatti, ma alla loro origine o nei pressi della loro conclusione. Per essere pronto. O in porta o a battere la punizione. Se sei in giro rischi di deviare la palla; il che può anche essere un bene, ma nel più dei casi si tratta di un intervento casuale, comunque visto di cattivo occhio". Lorenzo Pavolini
Dopo l'ennesima notte insonne, anch'io come te sono priva di parole. Sicchè prenderò la mia incertezza, la avvolgerò nella carta più luminosa che possiedo, perchè la scia della sua luce si imprima nella mia memoria. Strizzerò tutto questo cordoglio e mi asciugherò il viso, intreccerò i capelli perchè nessuna delle mie espressioni siano più celate. Ma poi basta. Basta.
Non c'è nulla che mi indisponga di più delle situazioni che mi sporcano nella pozza del senso di colpa.
Ho deciso di esserne immune, a qualunque costo.
| inviato da il 18/10/2005 alle 11:26 | |
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12 ottobre 2005
protocollo verbale
L’edificio mi ricorda la mia scuola elementare. Muri bianchi dipinti ad un metro da terra grigio topo. I pavimenti sono di marmo economico a chiazze dal nero al grigio, quel tipo di pavimento sul quale puoi passare l’intera giornata a cercare quello che hai perduto. Alle pareti vecchi calendari dell’arma, già nell’augusta sala d’aspetto mentre Sarah trafficava con i suoi telefoni cellulari e sim varie, avevo fatto caso alle brutte foto scattate in occasioni ufficiali alle pareti e l’arredo triste, pensando alla possibilità di devolvere l’8 x1000 all’arma dei Carabinieri. Mentre faccio tutte queste considerazioni, il carabiniere seduto alla scrivania parla allegramente ad un simpatico donnone di colore, che scopro dopo essere la donna delle pulizie della caserma, una sorta di perpetua laica, molto amata a quanto vedo. Racconto l’accaduto incerta, noto infatti che l’attenzione del carabiniere è rivolta a particolari inopportuni, mi interrompe spesso per chiedermi dove lavoro? Cosa faccio a Milano? Perché ero al ristornate giapponese ecc. ecc. Ad ogni modo io rispondo a tutte le sue domande finché è in possesso di tutti gli elementi per scrivere “il verbale di denuncia orale sporta da… , nata a… , il… , cittadinanza italiana, sesso femminile, nubile, impiegata privata, sprovvista di documenti di riconoscimento e relativa al furto di destrezza, avvenuto il 08/10/2005 fra le 20:20 e le 21:30. Finché, guardandomi dritto negli occhi, mi chiede: Sospetti? Io lo guardo, e devo avere a questo punto uno sguardo psicotico, un lampo di odio serpeggia nell’animo e dico con voce chiara, come se stessi per rivelare il 3 mistero di lourde: Il cuoco
| inviato da il 12/10/2005 alle 16:57 |
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7 ottobre 2005
Lost
Un giorno non mi preoccuperò più delle parole da usare parlandoti, e le mie parole allora avranno finalmente a che fare con me e non con te, con la tua vanità, il tuo compiacimento, con il mio riscatto, la mia ricompensa. In questo lutto l'eco di tutte le perdite. Mi disincanterò dal tuo ricordo e ti scaglierò lontano.
| inviato da il 7/10/2005 alle 11:43 | |
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29 settembre 2005
fasi lunari
Amate dicotomie...
| inviato da il 29/9/2005 alle 12:31 | |
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27 settembre 2005
La favola del rametto, del bruco e del bosco fitto...ovvero di come si rischia di morire
C'era una volta e per tutte... Un elegante bruco, lungo e sottile e con pelle trasparente color di perla. Il bruco scivolava sulla terra adagio, non di molto più lento delle altre creature, era costretto a proteggere la propria pelle trasparente, immergendosi nella loro ombra e osservandoli da dietro. La pelle delicata del bruco non gli consentiva di partecipare ai giochi arditi degli altri animali, e spesso si trascinava invisibile nelle cavità buie del bosco. Un giorno ci fu la grande parata dei mandaranci in fiore, che festeggiavano la ricorrenza del loro innesto nel bosco, fra questi un magrolino arbusto di quell'albero. Il gracile arbusto, originariamente alla base dell'albero e coperto dai rami rigogliosi nutriti dal sole, per tutta la notte aveva aspettato invano che il suo unico germoglio fiorisse, per poter anche lui salire su uno dei carri della parata. Il povero cioccolino distrutto dal dolore decise di andare a morire nel bosco buio. Si sarebbe lasciato cadere in un fosso, inghiottito nel profondo buio della terra. Mentre nella radura cominciava la festa, nel fitto della boscaglia una luce solendente proveniva da un fosso e piccoli movimenti abbaglianti lasciavano librarsi all'aria una splendida farfalla del colore delle ciliege. La piccola farfalla ancora inesperta al volo muoveva le ampie ali posandosi spesso, al disopra del fosso verso la luce calda del sole. Cioccolino addentratosi nel bosco e trovato un fosso accogliente a cui consegnare le proprie pene, si lascia cadere. Intanto le traettorie incerte della farfalla disegnano gentili palpiti nell'aria, la creatura sempre con più padronanza vola verso l'alto, verso il sole. Sovrastando ora quei pericoli che impedivano al bruco di vivere. Dal fosso la luce dell'involucro caldo del bruco, quella pelle preziosa e delicata avvolge cioccolino che resta sospeso avvolto da quel calore. Il calore si spegne lentamente mentre l'unico germoglio del fragile rametto fiorisce.
| inviato da il 27/9/2005 alle 11:26 | |
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24 settembre 2005
 Barcellona settembre 05
Episodio 1: Dopo una notte passata bevendo e parlando soddisfatte con Teresa delle strade, opposte e complementari, delle nostre vite, la rivedo il giorno dopo, bella come non mai, in un abito da sposa eccezionale, in un atelier noir.
Episodio 2: Una zingara mi predice invidia, delusione e un viaggio dal quale ritornerò incinta a breve.
Eisodio 3 Rivedo Babette spesierato come da molto tempo non era più.
Episodio 4 Questa mattina, in un bar ormai sola, prendo un caffè. Una donna, cubana e sfatta beve birra, ha uno sguardo gentile, mi parla in spagnolo le rispondo in Italiano. Mi dice di amare l' Italia, e poi imbarazzata mi chiede se mi piacciono le donne. Penso velocemente e le dico di no. Che sto partendo per sposarmi.
| inviato da il 24/9/2005 alle 11:9 | |
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20 settembre 2005
the day after
...Si può solo dire -mostrando il fianco- che dove c'è sentimento c'è cura. Che la natura di un incontro è necessariamente un sisma se si ha la fortuna di imbattersi in una persona come te. E che tutto quello che non so, sono pronta ad imparlo da te.
| inviato da il 20/9/2005 alle 14:35 | |
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